Arrivo in Myanmar

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L’abitudine di recarmi in oriente si è così radicata dentro di me che recarmi in Asia solo un paio di settimane all’anno è un dolore al petto.

Ma so, che sono già molto fortunata così, per tutte le esperienze che ho fatto, faccio e farò…e i viaggi fanno parte di queste magnifiche esperienze che la vita mi propone e io li accolgo e cerco di utilizzarli al meglio.

Sicuramente nel corso dei 28 anni di viaggi ( su 29 anni di vita ), il mio concetto di viaggio è cambiato, e non sono più alla rincorsa del prossimo paese da esplorare.

Amo l’Asia ed in special modo l’India per una serie di ragioni infinite che un giorno con molta calma vi racconterò.

Il Myanmar come vi avevo già raccontato nel mio post precedente era una delle mete che erano sulla mia lista da ormai troppi anni, ed il 2016 è stato l’anno per realizzarlo.

Conoscevo già tutte le tappe e i luoghi in cui m’interessava fermarmi, oltre che le esperienze più profonde che volevo provare come quella della meditazione nel Pa-Auk Forest Monastery.

Quando viaggio da sola fuori dall’Europa, come feci in precedenza anche per l’India e la Turchia, mi piace viaggiare veramente low-cost, non tanto per un fattore economico, perchè potrei permettermi standard almeno decenti o quantomeno più comodi, ma lo faccio perchè mi piace.

Mi piace perchè amo togliermi quelle comodità di casa che sono ormai un’abitudine.

Anche se per di più a casa non ho nemmeno la televisione; la doccia calda, il riscaldamento, il frigorifero, la lavatrice ed altri elettrodomestici o macchinari tecnologici sono ovvi e sinceramente anche utili. Ma ogni tanto mi piace farne a meno…forte dentro di me vorrei farne a meno sempre…ma sinceramente non credo di essere ancora pronta.

Girare con mezzi pubblici e fermarsi in luoghi insoliti permette inoltre di conoscere tanta nuova gente, molto diversa da noi…possono essere altri turisti ( backpackers o non ) o persone del luogo.

Viaggiare low-cost, da sola e in special modo in Asia è un lavoro non una vacanza.

Prima di partire mi sono posta un budget massimo di spesa e sono partita con in tasca solo 100 euro in più per qualsiasi eventualità del caso.

Nel viaggio che ho intrapreso mi sono spostata prevalentemente con mezzi pubblici ( intendo che non ho noleggiato auto o condiviso pullman turistici ), ho scelto inoltre quelli più economici utilizzati dai locali; molto spesso mi sono spostata di notte viste le lunghe ore di percorrenza di alcune tratte. I sistemi di pullman in Myanmar è ottimo, ci sono differenti standard di pullman più o meno costosi, più o meno confortevoli, con orari giornalieri o notturni. Spostarsi risulta quindi molto facile, anche se durante le festività o in zone dove le partenze sono meno frequenti è sempre consigliato prenotare con anticipo.

Le date del mio viaggio in Myanmar coincidevano inoltre con due importanti festività locali: il festival delle luci e la festa delle pagode sul lago Inle.

Arrivata all’aereoporto di Yangon alle 12 del mattino ho preso un taxi per un ostello, nella speranza avesse qualche posto libero. Appena chiesti i prezzi per una stanza singola, capisco che il Myanmar è diventato più costoso negli ultimi anni, per il mio budget era già fuori budget la camerata uomini e donne assieme, ma ero troppo stanca per cercare qualcosa di diverso. Infatti non dormivo da ormai troppe ore. Ho finito di lavorare alle 20 del lunedì ed ho guidato per quasi 5 ore dalla Val Gardena a Trieste arrivando circa all’una di notte…alle 6 del mattino sveglia per preparare lo zaino al volo, corsa in auto da Trieste a Venezia per non perdere l’aereo e poi un volo Venezia-Abu Dhabi un altro Abu Dhabi-Bangkok ed un ultimo Bangkok-Yangon.

Nonostante tutto, la mia curiosità all’arrivo era troppo grande per rimanere in camera, appoggiato lo zaino, imbocco Mahabandoola Road in direzione della Sule Paya e successivamente della Shwedagon Pagoda.

Yangon è strana, mi emana a primo impatto una sensazione di tristezza di grigiore, molto simile a quella che provai 15 anni nel mio primo viaggio in Thailandia quando misi piede a Bangkok.

Al tempo esordii con la Thailandia non fa per me…e dopo quella volta ci tornai tante altre volte.

Lo squallore dei palazzi grigi e decadenti pieni di antenne blu sono in contrasto con il sorriso dei volti della gente e dei colori della frutta e del cibo che trovo sulle bancarelle.

L’Asia ha un forte impatto perchè non nasconde nulla, si mostra per quella che è con i suoi pregi e difetti.

Sulla strada un barbiere open-air, bancarelle di betel e di cibo di susseguono l’un l’altra…volti curiosi incrociano il mio sguardo e mi sorridono.

Passo carretti di cocchi e stand di frutta, delle più buone varietà tropicali; compro quello che riesco a portarmi dietro e continuo sulla strada.

La temperatura è di fuoco e l’umidità è altissima; sorpassato il tempo Hindu ed arrivata alla Sule Paya deciso che colta da enorme stanchezza era ora di tornare in ostello a riposarmi.

La mattina sveglia prestissimo, divido il taxi con due ragazzi francesi per andare alla stazione degli autobus e poi salgo sul mio pullman per sette ore in direzione Mawlamyne per il Pa-Auk Forest Monastery.

 

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Classe 87, cresce con lo Yoga, uno stile di vita naturale ed…

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